Una riflessione sugli ultimi dieci anni dal Tea Party Italia

Si propone di seguito il contributo della cofondatrice del Tea Party Italia Saba Zecchi al dibattito che questo sito amatoriale ha aperto:


Con piacere rispondo all’invito di Edoardo Jannelli con un contributo al dibattito a cui ha dato vita sul tema del Pensiero Unico Sinistro.

Soprattutto in questo 2020 mi è caro fare il punto sul tema proposto per due motivi: è il decennale della fondazione in Italia del Tea Party ed è anche il funesto anno della pandemia di Covid19 con quello che si è portata dietro in termini politici e di privazione della libertà.  Questa coincidenza ci dà modo di tracciare una parabola chiara del disastro politico degli ultimi dieci anni.

Il Tea Party Italia è nato nel 2010 sulla spinta di quello americano, per la semplice considerazione che la tassazione italiana era ben superiore a quella d’oltreoceano. Al Governo c’era Berlusconi e il miraggio della svolta liberale che aveva promesso. Con il movimento si aggregava consenso per difendere le libertà economiche, per limitare l’intervento dello Stato, e promuovere meno tasse. Ci era chiaro quanti cavilli e limitazioni imponesse lo Stato al lavoro e alla produttività, ma pochi dei nostri sostenitori avrebbero creduto possibile che nell’Italia del terzo millennio la libertà avrebbe subito limitazioni come quelle messe in atto da Marzo 2020.

Non parlo di quei conoscenti che si erano stufati della classe politica già da anni, quindi distratti ora come allora, o di quei cittadini educati nelle fila di sindacati, per i quali l’unica minaccia era, è e sarà il concittadino che gli dà lavoro, “il padrone” ,  e nemmeno mi riferisco ai concittadini della classe media, delle metropoli o di certi salotti culturali, che non hanno mai capito come si fa a vivere con mille euro al mese perché a ben vedere non hanno avuto il coraggio di chiederselo, quelli che il pensiero unico sinistro lo hanno incensato e professato per decenni. Queste categorie non erano interessate al tema della vera libertà e temo che non si siano ancora accorte del grave declino che si è consumato in questo 2020.

Mi riferisco piuttosto agli amici e ai sostenitori del movimento anti-tasse, vere sentinelle della libertà, che additavano ogni insidia illiberale e statalista partorita dal Governo di turno ed erano pronti a fare chilometri e spendersi in prima persona per denunciarla. Credo che neanche nel peggiore scenario ipotizzabile avrebbero immaginato una catastrofe  di tal fatta: l’insorgere di una pandemia che offrisse il pretesto a un governo cinquestelle, statalista nel più profondo, di smantellare pezzo per pezzo le nostre libertà in nome della nostra salute, anzi, in nome del sistema sanitario nazionale. È così, dall’oggi al domani, che ci viene impedito di lavorare, vengono imposti moduli e dichiarazioni in carta bollata per circolare, per raggiungere un familiare, per aprire la propria azienda un lunedì mattina o per accompagnare il figlio al parco a prendere una boccata d’aria, e guai a chi volesse ritemprarsi in chiesa, o offrire una Messa per un familiare che fosse deceduto in quei giorni. Funerali sospesi, devozione impedita.

L’Italia si è trovata ad affrontare uno tra i focolai più importanti, secondo temporalmente solo al focolaio Wuhan. Non c’erano precedenti in un paese occidentale. ed è innegabile che l’esempio cinese di contenimento della pandemia sia piaciuto molto ai nostri politici, se hanno scelto di usare metodi molto più vicino a una dittatura che non a una democrazia evoluta. Del resto al Governo c’erano gli stessi pentastellati che non si espressero sul dramma in corso in Venezuela. Ecco i frutti del pensiero unico di sinistra.

Ricordo molto bene le reazioni che arrivavano agli esordi del movimento davanti al simbolo della teiera o agli striscioni, e suonavano tutte così: “Ma senza le tasse come avremo tutto quello che vogliamo e che per noi è un diritto (vedi: scuola gratis, sanità gratis, debito a spese dei nipoti) e che deve arrivare dallo Stato?  Se eravamo fortunati, potevamo esporre al curioso avventore i rischi di un Governo troppo presente e le derive cui ci avrebbe portato uno Stato che decide come spendere oltre la metà di quanto guadagniamo … per il nostro Bene! Ci tenevamo su esempi verosimili, credibili, a portata di decreto, non ci saremmo mai sognati di spaventare nessuno ipotizzando decreti in cui, per il nostro bene, chessò? si vieta il jogging,  decisi oltretutto con un D.P.C.M.  annunciato di notte via diretta Facebook. Se avessimo immaginato che per il nostro bene lo Stato sarebbe arrivato a richiedere le nostre tasse anche dopo averci impedito di lavorare, ci avrebbero preso per folli. Eppure è successo proprio questo.

La cosa grave è che alcuni italiani forse non lo avrebbero creduto possibile, ma lo avrebbero tanto auspicato. Sono i concittadini di quelle prime categorie che ho menzionato. E si sono trovati al Governo proprio nel momento in cui la mano pubblica ha avuto la più grande ed efficace giustificazione della storia moderna dal secondo dopo guerra ad oggi: la salute pubblica di fronte alla pandemia di un virus sconosciuto.

Se non si pone una correzione alla narrativa di questi mesi, come alcuni intellettuali solitari provano a fare, si cristallizzerà l’idea distorta che sia lo Stato a difenderci dalla malattia e dalla morte. Abbiamo assistito a una retorica molto grave in questo senso, con azioni concrete ispirate al mantra che lo Stato si occupa del nostro bene e conseguenze dannose o inefficaci, che vanno da mascherine obbligatorie ma irreperibili non appena viene calmierato il prezzo, a indebite indicazioni su chi siano gli affetti stabili, per dirne solo un paio. Il pensiero unico sinistro dieci anni fa rispondeva ai nostri striscioni dicendo che le “tasse erano bellissime” perché ci garantivano tante tutele e assistenza pubblica, oggi ci direbbe che sono bellissime perché permettono di curare il Covid19 o di dare un contributo a chi è costretto a casa durante il lock-down (con il quale potrà pagare le tasse). Poco cambia, anzi: con un’immagine così reale e un’esperienza condivisa da ogni cittadino, la propaganda migliora molto, mentre le nostre libertà sprofondano.

 

Entrando nel merito del nostro dibattito, vediamo meglio qual è questo pensiero sinistro e se è davvero “unico”. Come ho accennato ne abbiamo visto i frutti nefasti, generati da un sistema di valori che, semplificando, celebra l’uguaglianza a scapito dell’individualità, la massa contro il singolo, l’ambientalismo senza la naturalità, la secolarizzazione contro una sana laicità, i diritti sganciati dai doveri, la libertà sganciata dalla responsabilità, la spiritualità senza religione, il rifiuto dell’autorità a favore di una democratizzazione di ogni aspetto civile.. questo pensiero, non arriva a essere davvero unico, ma è stato, comunque, dominante. Ha saputo inserirsi in tutti gli strati della società, caratterizzando fortemente il pensiero della stragrande maggioranza dei media, dei settori scolastici, di scrittori, attori, artisti..  

Eppure negli ultimi anni, fino al Covid, questo pensiero unico ha perso mordente e ha perso di vista le radici ideali che aveva lo scorso secolo e si è fatto piuttosto superficiale.  A ben guardare, oggi privilegia l’utile al giusto e una vaga idea di bene (o benessere?) ai diritti. In questo scolorire dei toni si potrebbe inserire un contenuto più forte, un paradigma liberale solido e tutto sommato semplice, che purtroppo la destra oggi non sembra in grado di esprimere.  

D’altronde si sente anche a sinistra, e non da poco tempo, una debole voglia di Stato leggero, che amministri poco perché possa amministrare meglio: la voracità dello Stato inizia da tempo a non essere più giustificabile per il bene pubblico. Ma occorre spingere il discorso oltre il contingente. Occorre spiegare che uno stato leggero non è preferibile perché è più efficiente, ma è preferibile perché è giusto. La libertà non è solo efficiente, la libertà è essenzialmente giusta.

In mezzo a queste rovine post ideologiche urge fare autocritica seria nel mondo liberale afferente alla tradizione conservatrice, di destra più popolare. Non vorrei, infatti, che il tema di questo dibattito sollevi i protagonisti della destra e del centrodestra dalle proprie responsabilità imputando ogni colpa al “pensiero unico” di sinistra. La destra continua a vincere, ma non sembra interessata a produrre una sintesi chiara e coerente del suo pensiero e della sua proposta politica, limitandosi a rispondere all’agenda politica del giorno con formule che possono variare con il vento elettorale. Il quadro che ne esce è politicamente sconfortante anche a destra.

 

Saba Zecchi
Cofondatrice Tea Party Italia

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